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Con la pubblicazione sulla G.U. del D.M. n. 63 partono i corsi di preparazione all’ESAME di REVISORE LEGALE tenuti dall’A.N.RE.C.

L’associazione Nazionale dei Revisori Legali ( A.N.RE.C.) in collaborazione con ANPAR a seguito del D.M. di attuazione  di recente pubblicazione sulla G.U. indice corsi di preparazione all'esame  per l'abilitazione  all'esercizio della revisione legale. I corsi sono tenuti in tutti i capoluoghi di Regione e a richiesta in tutte le città in base ai moduli scelti.

Per l'ammissione all'esame è necessario:

a) aver conseguito una laurea almeno triennale,  scienze dell'economia (LM 56); scienze economiche aziendali (LM 77); finanza (LM 16); scienze della politica (LM 62); scienze economiche per l'ambiente e la cultura (LM 76); scienze delle pubbliche amministrazioni (LM 63); giurisprudenza (LMG/01); scienze statistiche (LM 82); scienze statistiche attuariali e finanziarie (LM 83);

b) classi di lauree previste dal D.M. 3 novembre 1999, n. 509 corrispondenti a scienze dell’economia e scienze economiche aziendali  e successive modificazioni e integrazioni;

c) diploma di laurea conseguito secondo il vecchio ordinamento in economia e commercio, statistica, giurisprudenza, scienze politiche, scienze delle pubbliche amministrazioni ed equipollenti, ovvero altro diploma di laurea la cui equiparazione alle classi di lauree di scienze economiche aziendali,

d) Si ritengono equipollenti a quelli sopra indicati anche i titoli di studio conseguiti all'estero riconosciuti secondo le vigenti disposizioni.  

e) essere in possesso dell'attestato di compiuto tirocinio, previsto dal regolamento di cui all'articolo 3, comma 8 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39, adottato con decreto ministeriale n. 146 del 25 giugno 2012, ovvero produrre dichiarazione attestante l'assolvimento del tirocinio, secondo quanto previsto dal regolamento sopra citato.

f) sono ammessi a sostenere l'esame di idoneità per l'iscrizione al registro i soggetti che, alla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del presente regolamento, hanno regolarmente completato il tirocinio previsto dall'articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 1998, n. 99. 

g) Sono, altresì, ammessi a sostenere l'esame di idoneità coloro i quali risultano iscritti, alla data di entrata in vigore del regolamento di cui all'articolo 3, comma 8 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39, al registro del tirocinio previsto dall'articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 1998, n. 99, ed abbiano, alla data di presentazione della domanda, concluso regolarmente il tirocinio stesso.

Tutti i corsi di formazione, sono certificati  e conformi alla norma  UNI EN 9001:2008 da: IAF- ACCREDIA- CERMET per i seguenti prodotti:progettazione ed erogazione di percorsi formativi per attività professionali di mediazione, arbitrato, amministrazione di condominio e per tutte le libere professioni regolamentate e non.

Programma d’esame generale (SCRITTO E ORALE)

MODULO 1 - prima prova scritta      

a) contabilità generale;

b) contabilità analitica e di gestione;

c) disciplina del bilancio di esercizio e del bilancio consolidato;

d) principi contabili nazionali e internazionali;

e) analisi finanziaria;

f) gestione del rischio e controllo interno;  

r) informatica e sistemi operativi;

s) economia politica, aziendale e finanziaria;

t) principi fondamentali di gestione finanziaria;

u) matematica e statistica.

 

MODULO 2 - seconda prova scritta

m) diritto civile e commerciale;

n) diritto societario;

o) diritto fallimentare;

p) diritto tributario;

q) diritto del lavoro e della previdenza sociale;

 

MODULO 3 -terza prova scritta

f) gestione del rischio e controllo interno;

g) principi di revisione nazionali e internazionali;

h) disciplina della revisione legale;

i) deontologia professionale ed indipendenza;

l) tecnica professionale della revisione;

La prova orale verte su tutte le materie  ferma restando la disciplina degli esoneri. 

Richieste per informazioni e D.M. annotato è necessario prima registrarsi al sito gratuitamente  e poi inoltrre la richiesta a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Panorama: Lo scandalo della patrimoniale nascosta

Così il settimanale:

“Tempi duri per i risparmiatori italiani: non solo i tassi di interesse sono ai minimi e la Borsa è molto volatile, ma il prelievo fiscale sui risparmi continua a salire. Per questo Panorama dedica al tema risparmio la copertina del numero in edicola da giovedì 5 maggio. Secondo uno studio esclusivo del centro studi Impresa&Lavoro, nel 2015 il gettito derivante dalle imposte sulle rendite finanziarie ha raggiunto quota 15,1 miliardi, contro i 14,9 del 2014: una fetta importante (4,1 miliardi) arriva dall’imposta di bollo sui depositi e sugli altri strumenti finanziari: una vera patrimoniale nascosta. Ma gli studiosi di Impresa&Lavoro sottolineano che il gettito della tassazione sui risparmi è inferiore alle previsioni del governo e questo potrebbe aprire la strada a nuovi inasprimenti fiscali, magari verso le imposte di successione“.

La cifra superiore ai 15 miliardi deriva, come scrive Libero riprendendo l’approfondimento di Panorma, da “un mix di imposte su depositi e investimenti finanziari, che hanno subito repentini aumenti negli ultimi cinque anni. Per il 2016 è previsto un calo dei rendimenti di questi strumenti finanziari che si tradurrà in un calo del gettito proveniente dalle imposte per lo Stato, pari a un miliardo di euro. Questo potrebbe spingere il governo a compensare imponendo nuove strette fiscali su successioni e donazioni“.

Nel mix di imposte c’è sicuramente l’imposta sostitutiva sui guadagni di natura finanziaria, che ha la maggiore incidenza tra tutte sulla tassazione che logora i portafogli degli italiani. Soltanto questa imposta garantisce allo Stato 10 miliardi di euro da quando l’aliquota standard è stata alzata nel 2014 al 26%. Tra l’altro si mette in rilievo che si tratta anche del gettito fiscale più incerto, visto che dipende dal trend dei mercati e dalle decisione della Bce.

C’è poi l’imposta di bollo su depositi e investimenti finanziari, che è nata come un bollo fisso di 34,20 euro l’anno, per poi trasformarsi dal 2011 in una vera e propria patrimoniale “nascosta” che colpisce in misura proporzionale ogni strumento finanziario a eccezione di conti correnti, fondi pensione e alcuni tipi di polizze vita. Lo Stato riceve con questa imposta 4,1 miliardi ogni anno, “una cifra dieci volte superiore rispetto al 2011, abbastanza da compensare altre imposte nel frattempo scomparse come l’Imusulla prima casa”.

L’articolo mette in evidenza che il terrore degli italiani è dover rifare i conti con ilprelievo forzoso sui conti correnti, come avvenne nel 1992 con il governo Amato. Tuttavia, in questo caso il governo riceverebbe solo “3,3 miliardi una tantum”.

Ecco perché, secondo il settimanale, la prossima stangata che arriverà dal governo si tradurrà più che altro in un “ritocco dell’imposta di successione”. Si starebbe pensando di “raddoppiare l’aliquota, o addirittura triplicarla al di sopra di una certa soglia, e abbassare la soglia di esenzione (fissata a un milione per coniuge e figli), dimezzandola”.

Secondo Panorama, la tassazione attuale garantisce allo stato appena 600-700 milioni ogni anni, ed è per questo che Renzi & Company starebbero pensando di alzare l’aliquota fino al 45%.

Fonte Panorama

 
 

Modifica al codice deontologico forense

Ministero della Giustizia - Consiglio nazionale forense
Comunicato 03/05/2016
Modifica al codice deontologico forense
Pubblicato nella Gazz. Uff. 3 maggio 2016, n. 102.
 

Il Consiglio nazionale forense, nella seduta amministrativa del 23 ottobre 2015 ha deliberato di modificare l'art. 35 del Codice deontologico forense nel seguente testo:

 

«Art. 35 - Dovere di corretta informazione».

1. L'avvocato che dà informazioni sulla propria attività professionale, quali che siano i mezzi utilizzati per rendere le stesse, deve rispettare i doveri di verità, correttezza, trasparenza, segretezza e riservatezza, facendo in ogni caso riferimento alla natura e ai limiti dell'obbligazione professionale.

2. L'avvocato non deve dare informazioni comparative con altri professionisti né equivoche, ingannevoli, denigratorie, suggestive o che contengano riferimenti a titoli, funzioni o incarichi non inerenti l'attività professionale.

3. L'avvocato, nel fornire informazioni, deve in ogni caso indicare il titolo professionale, la denominazione dello studio e l'Ordine di appartenenza.

4. L'avvocato può utilizzare il titolo accademico di professore solo se sia o sia stato docente universitario di materie giuridiche; specificando in ogni caso la qualifica e la materia di insegnamento.

5. L'iscritto nel registro dei praticanti può usare esclusivamente e per esteso il titolo di «praticante avvocato», con l'eventuale indicazione di «abilitato al patrocinio» qualora abbia conseguito tale abilitazione.

6. Non è consentita l'indicazione di nominativi di professionisti e di terzi non organicamente o direttamente collegati con lo studio dell'avvocato.

7. L'avvocato non può utilizzare nell'informazione il nome di professionista defunto, che abbia fatto parte dello studio, se a suo tempo lo stesso non lo abbia espressamente previsto o disposto per testamento, ovvero non vi sia il consenso unanime degli eredi.

8. Nelle informazioni al pubblico l'avvocato non deve indicare il nominativo dei propri clienti o parti assistite, ancorché questi vi consentano.

9. Le forme e le modalità delle informazioni devono comunque rispettare i principi di dignità e decoro della professione.

10. La violazione dei doveri di cui ai precedenti commi comporta l'applicazione della sanzione disciplinare della censura.»

 

Ancora una sentenza che dichiara l'improcedibilità della domanda azionata in sede monitoria per la mancata adesione.

L’assenza delle parti, rappresentate dai soli difensori, dà vita ad altro sistema di soluzione dei conflitti, che può avere la sua utilità, ma non può considerarsi mediazione anche perché è l’opponente che intende precludere la via breve per percorrere la via lunga.

Condanna l’opposta alla rifusione delle spese di lite sostenute dall’opponente nell’importo di E 5.300, di cui E 5.000 per compensi, oltre accessori di legge. Vuoi vedere che il costo delle spese di Giustizia supera quello che la banca deve restituire?
Le spese di Giustizia comunque non si fermano qui.
Leggi la sentenza integrle pubblicata in "ULTIME NOTIZIE" del sito www.anpar.it

Regolamento recante disposizioni per l'accertamento dell'esercizio della professione forense.

Ministero della giustizia

D.M. 25/02/2016, n. 47

Regolamento recante disposizioni per l'accertamento dell'esercizio della professione forense.

……..Omissis………

ADOTTA

il seguente regolamento:

Art. 1. Definizioni

1. Ai fini del presente regolamento, per «legge» si intende la legge 31 dicembre 2012, n. 247. Per CNF si intende il Consiglio nazionale forense di cui al titolo III, capo III, della legge.

Art. 2. Modalità di accertamento dell'esercizio della professione in modo effettivo, continuativo abituale e prevalente

1. Il consiglio dell'Ordine circondariale, ogni tre anni a decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento, verifica, con riguardo a ciascuno degli avvocati iscritti all'Albo, anche a norma dell'articolo 6 del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 96, la sussistenza dell'esercizio della professione in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente. La verifica di cui al periodo precedente non è svolta per il periodo di cinque anni dalla prima iscrizione all'Albo. La disposizione di cui al secondo periodo si applica anche all'avvocato iscritto alla sezione speciale di cui all'articolo 6 del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 96.

2. La professione forense è esercitata in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente quando l'avvocato:

a) è titolare di una partita IVA attiva o fa parte di una società o associazione professionale che sia titolare di partita IVA attiva;

b) ha l'uso di locali e di almeno un'utenza telefonica destinati allo svolgimento dell'attività professionale, anche in associazione professionale, società professionale o in associazione di studio con altri colleghi o anche presso altro avvocato ovvero in condivisione con altri avvocati;

c) ha trattato almeno cinque affari per ciascun anno, anche se l'incarico professionale è stato conferito da altro professionista;

d) è titolare di un indirizzo di posta elettronica certificata, comunicato al consiglio dell'Ordine;

e) ha assolto l'obbligo di aggiornamento professionale secondo le modalità e le condizioni stabilite dal Consiglio nazionale forense;

f) ha in corso una polizza assicurativa a copertura della responsabilità civile derivante dall'esercizio della professione, ai sensi dell'articolo 12, comma 1, della legge.

3. I requisiti previsti dal comma 2 devono ricorrere congiuntamente, ferme restando le esenzioni personali previste per legge.

4. La documentazione comprovante il possesso delle condizioni di cui al comma 2, è presentata ai sensi degli articoli 46 e 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445. L'obbligo di cui al comma 2, lettera f), decorre dall'adozione del provvedimento previsto dall'articolo 12, comma 5, della legge.

5. Con decreto del Ministero della giustizia, da adottarsi entro sei mesi dall'entrata in vigore del presente regolamento, sono stabilite le modalità con cui ciascuno degli ordini circondariali individua, con sistemi automatici, le dichiarazioni sostitutive da sottoporre annualmente a controllo a campione, a norma dell'articolo 71 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.

Art. 3. Cancellazione dall'Albo. Impugnazioni

1. La cancellazione dall'Albo è disposta quando il consiglio dell'Ordine circondariale accerta la mancanza dell'esercizio effettivo, continuativo, abituale e prevalente della professione e l'avvocato non dimostra la sussistenza di giustificati motivi oggettivi o soggettivi.

2. Il consiglio dell'Ordine circondariale, prima di deliberare la cancellazione dall'Albo invita l'avvocato, a mezzo posta elettronica certificata ovvero, quando non è possibile, con lettera raccomandata con avviso di ricevimento, a presentare eventuali osservazioni, in forma scritta, entro un termine non inferiore a trenta giorni. L'avvocato che ne fa richiesta è ascoltato personalmente.

3. La delibera di cancellazione è notificata entro quindici giorni all'interessato.

4. Si applica l'articolo 17, comma 14, della legge, nonché, per quanto di ragione, il comma 18 del predetto articolo 17 e l'articolo 36, comma 7, della legge.

5. La cancellazione dell'avvocato dall'Albo comporta la cancellazione dagli elenchi di cui all'articolo 15 della legge a cui è eventualmente iscritto al momento della cancellazione, fatta eccezione per gli elenchi rispetto ai quali l'esercizio dell'attività professionale non costituisce condizione per l'iscrizione.

6. L'avvocato cancellato dall'Albo a norma del presente decreto è iscritto nell'elenco di cui all'articolo 15, comma 1, lettera e), della legge.

Art. 4. Nuova iscrizione all'Albo

1. L'avvocato cancellato dall'Albo nei casi previsti dall'articolo 2, comma 2, lettere a), b), d), f), ha il diritto di esservi nuovamente iscritto qualora dimostri di avere acquisito i predetti requisiti.

2. L'avvocato cancellato dall'Albo nei casi previsti dall'articolo 2, comma 2, c), ed e) non può esservi nuovamente iscritto prima che siano decorsi dodici mesi da quando la delibera di cancellazione è divenuta esecutiva.

Art. 5. Clausola di invarianza finanziaria

1. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.