Questo sito utilizza cookie e tecnologie simili per garantire il corretto funzionamento delle procedure e migliorare l'esperienza di uso delle applicazioni online. Continuando con la navigazione si acconsente al loro utilizzo.  Per saperne di più...

Dal 5 agosto 2016 nuove regole per i REVISORI LEGALI

Dopo un lungo e sofferto percorso è stato approvato e pubblicato (Gazz. Uff. 21 luglio 2016, n. 169 in vigore  il prossimo 5 agosto.) il  D.Lgs. n. 135/2016, che attua la Direttiva 2014/56/UE che a sua volta modifica la Direttiva 2006/43/CE concernente la revisione legale dei conti annuali e dei conti consolidatI.

Sintetizzando i contenuti del decreto sulla revisione legale dei conti annuali e dei conti consolidati, esso prevede che ogni ogni revisore deve essere  più svincolato, più imparziale, più formato.

Tante sono  le novità :  dal tirocinio, all’applicazione delle regole internazionali, all’incompatibilità, alle sanzioni, alla formazione permanente senza però interessare i compensi.

 La  nuova normativa, per esempio,  introduce un sistema sanzionatorio più graduale, prevedendo, in caso di irregolarità nella revisione, anche sanzioni più leggere come l’avvertimento, la dichiarazione nella quale è indicato che la relazione di revisione non soddisfa i requisiti di legge e la censura, consistente in una dichiarazione pubblica di biasimo, che indica la persona perseguibile  e la natura della violazione. Le tre particolari sanzioni si sommano a quelle già operanti, prima fra tutte la sanzione amministrativa da 1.000 a 150.000 euro. Anche la sospensione dal Registro viene riformulata in meglio: dai cinque anni previsti in precedenza, si passa a un periodo massimo di stand-by di tre anni. La vera novità è, però, che ora si viene puniti con tali sanzioni anche in caso di mancato assolvimento dell'obbligo formativo. E proprio la formazione è un’altra materia che è stata oggetto di riforma da parte del Decreto in commento:dal 1° gennaio 2017 partirà il primo triennio di formazione continua obbligatoria per i revisori. Ciò dice che i revisori saranno tenuti a maturare nel triennio 60 crediti formativi (20 per ogni anno) partecipando a programmi di aggiornamento professionale precisati annualmente dal MEF e finalizzati al perfezionamento e al mantenimento delle conoscenze teoriche e delle capacità professionali. Almeno metà del programma di aggiornamento dovrà riguardare le materie caratterizzanti la revisione dei conti, ovvero la gestione del rischio e il controllo interno, i principi di revisione nazionali e internazionali, la disciplina della revisione legale, la deontologia professionale, l’indipendenza e la tecnica professionale della revisione. 

(A cura del giurista d'impresa dottore Giovanni Pecoraro)

Enti locali:on line l'elenco dei revisori legali con incarichi

On line l'elenco dei revisori iscritti che hanno ricevuto incarichi nell'anno 2016. Dal citato elenco sono visibili i nominativi dei componenti in carica dell'organo di revisione ma anche quelli precedentemente nominati con l'indicazione di decorrenza e scadenza dell'incarico nonché delle motivazioni dell'eventuale cessazione anticipata dello stesso.

L'elenco è consultabile al seguente link: www.finanzalocale.interno.it/apps/revisori.php/albo_revisori

Incarichi professionali? Basta alle clientele politiche

La Cassazione, con svariate sentenze ha posto un freno  agli incarichi pubblici di matrice 'politica' o ‘clientelare’. Ora anche la Corte dei Conti (Imperia) pone fine a queste pratiche, da sempre utilizzate dalla politica, per "finanziare" i propri uomini di partito con incarichi professionali: Questa cattiva abitudine, riguarda non solo enti locali ma anche Ministeri e Governi. Si fanno leggi per non rispettarne il contenuto. In particolare, si tratta dell’interpretazione della Corte dei Conti (Sezione delle Autonomie) sulla giusta definizione della disciplina condizionalistica contenuta nell’art. 5, comma 5, d.l. n. 78/2010 che sancisce: “Ferme le 3 incompatibilità previste dalla normativa vigente, nei confronti dei titolari di cariche elettive, lo svolgimento di qualsiasi incarico conferito dalle pubbliche amministrazioni di cui al comma 3 dell’articolo 1 della legge 31 dicembre 2009 n. 196, inclusa la partecipazione ad organi collegiali di qualsiasi tipo, può dar luogo esclusivamente al rimborso delle spese sostenute; eventuali gettoni di presenza non possono superare l’importo di 30 euro a seduta”.

Stop, dunque, con gli incarichi professionali, a pagamento, ai consiglieri comunali non solo nell’Ente pubblico in cui sono stati eletti ma anche in tutti gli altri. Spesso accade che ai consiglieri comunali (che nella vita svolgono professioni come architetti, avvocati, ingegneri ma anche veterinari, ndr) eletti in un determinato comune o altro ente pubblico come Provincia o Regione vengano affidati, dalla politica, incarichi professionali in altri Enti il cui costo ricade sull’intera comunità.

Senza se e senza ma  la decisione della Corte “il regime delle incompatibilità vigente, non dispone un divieto di assunzione di ulteriori incarichi da parte dei titolari di cariche elettive, ma esclude la possibilità per costoro di percepire ulteriori emolumenti, facendo salvi i rimborsi spese e i gettoni di presenza per la partecipazione a sedute di organi. Il titolare della carica elettiva e le pubbliche amministrazioni, dunque, non possono non essere consapevoli della tendenziale gratuità dell’incarico conferito a tale soggetto dalle amministrazioni stesse”.

La questione  è stata esposta ai giudici dal Sindaco del Comune di San Vendemiano (TV), il quale, “dopo aver premesso l’elencazione delle norme che regolano la nomina dei revisori dei conti del Comune, e sottolineato che il proprio revisore dei conti è Consigliere comunale in altro Ente, ha rivolto alla Sezione regionale di controllo per il Veneto i seguenti quesiti”:

1) se un revisore dei conti di un Comune, nominato successivamente sia alla entrata in vigore dell’art. 5, comma 5, del d.l. n. 78/2010, sia al nuovo sistema di nomina dell’organo di revisione degli enti locali, abbia diritto a percepire il compenso professionale ai sensi dell’art. 241 del TUEL nel caso in cui sia consigliere comunale in un comune di altra provincia ed abbia rinunciato al gettone di presenza come consigliere comunale;

2) se la dicitura “qualsiasi incarico conferito dalle pubbliche amministrazioni” debba ricomprendere anche gli incarichi legali, di difesa in giudizio e consulenza, e gli incarichi di progettazione.

Ecco la risposta:

“Con riferimento al tenore letterale della norma sopra richiamata, la Sezione remittente afferma, tuttavia, che se la locuzione “svolgimento di qualsiasi incarico conferito dalle pubbliche amministrazioni” fosse applicata letteralmente, anche il 4 consigliere comunale che, ad esempio, in quanto avvocato, fosse destinatario di un incarico legale da parte di un’altra pubblica amministrazione, non potrebbe percepire alcun compenso. Lo svolgimento dell’incarico in altro ente possa dar luogo esclusivamente al rimborso delle spese sostenute o di eventuali gettoni di presenza di importo non superiore a 30 euro a seduta”.

Solo i commercialisti nella loro veste di revisori dei conti sono esenti dall’interpretazione dei giudici relativamente all’emolumento in quanto:“i componenti dell’organo di revisione non possono essere più scelti sulla base della mera iscrizione al registro professionale ed alla candidatura presentata al consiglio, con conseguente nomina intuitu personae, ma devono essere estratti a sorte dalle Prefetture da un elenco formato a livello regionale composto da tutti i soggetti in possesso dei requisiti previsti dai principi contabili internazionali, della qualifica di revisori legali. È dunque possibile configurare una eccezione al principio di tendenziale gratuità di tutti gli incarichi conferiti dalle pubbliche amministrazioni ai titolari di cariche elettive. Tale eccezione è da intendersi riferibile alla sola tipologia di incarichi obbligatori ex lege espressamente indicati dalla predetta norma (collegi dei revisori dei conti e sindacali e revisori dei conti).

PECORARO:Pechè non conviene il prepensionamento

Tre anni passano presto, quelli che sono lunghi, sono i venti con un mutuo sulle spalle. Questi sono anni che si dovrebbero vivere serenamente e senza pesi economici da sopportare. Lasciate il cerino in mano a questi incompetenti. Come? Non sfruttare il prepensionamento e continuando a lavorare producendo quello che l’età consente di produrre, tra festivi, ferie, permessi ecc. Un anno lavorativo si riduce da 365 a circa 260 giorni se ci mettiamo un po’ di malattia ci si accorge come non conviene prepensionarsi. Vi pare che uno che ha lavorato per tanti anni possa aver timore degli ultimi tre anni per andare in pensione? 

Nessuno conosce il proprio destino, una cosa però è certa: un prestito con un piano di ammortamento di venti anni, una copertura assicurativa e una detrazione fiscale sulla parte del capitale anticipato decurtando una pensione già ridotta di un successivo importo sono veramente una cosa che suscita un sentimento di riprovazione e di orrore proprio perché sono gli anni dopo la pensione quelli in cui si ha più bisogno di risorse e di tutele. Si dice che in caso di decesso non paga più nessun mutuo, è così anche per chi avrà diritto alla pensione di reversibilità?   

Anche i ragionieri, iscritti all'albo, possono essere iscritti negli organismi di composizione della crisi da sovraindebitamento.

Definitiva- per mancata opposizione- la sentenza del TAR Lazio, secondo la quale  TUTTI i ragionieri iscritti nella sezione A dell'albo dei commercialisti, potranno iscriversi agli organismi di composizione delle crisi da sovraindebitamento.

Clicca qui per la sentenza